Il progetto “dalla pianta il farmaco” è stato realizzato dal dr. Sergio Ricciuti per la SIFIT, Società Italiana di Fitoterapia, di cui è vice presidente, per spiegare come vengano estratti i principi attivi dalle piante medicinali e come vengano successivamente utilizzati nelle preparazioni.

Dalla pianta il farmaco:

 

Le dottoresse Tiziana Trotta e Katia Cugini hanno collaborato con il dr. Sergio Ricciuti per la realizzazione del materiale didattico utilizzato negli incontri con le V classi della Scuola Enzo Mattei.

ABSTACT DELL’INCONTRO

L’uomo ha sempre utilizzato, per le sue esigenze, quel che aveva a disposizione ed ovviamente, resosi conto dell’utilità e della efficacia delle piante, le ha utilizzate, inizialmente in modo empirico e, successivamente sempre con maggiore cognizione di causa. 

La fitoterapia è una tecnica terapeutica di tipo allopatico che utilizza piante medicinali e loro preparazioni. Non va assolutamente confusa con l’omeopatia, la gemmoterapia e la floriterapia di Bach rispetto alle quali ha caratteristiche assolutamente diverse. La farmacognosia studia il farmaco attraverso la droga (animale, vegetale o minerale).

Ben poche sono le piante che possono essere classificate come piante medicinali e queste ultime possono essere utilizzate solo in determinati periodi nei quali sono presenti nel loro fitocomplesso quei principi attivi che sono responsabili dell’attività medicamentosa. Pertanto, se utilizziamo una pianta medicinale come farmaco, dovremo adottare tutte quelle cautele che normalmente adottiamo nell’uso dei farmaci.

Inizialmente l’uso delle piante medicinali era condizionato da empirismo, presunzione, tradizioni, intuizioni ed esperienza. Successivamente sono subentrate ricerca, conoscenza e metodo scientifico che hanno reso l’approccio molto più concreto ed affidabile.

Inizialmente, dicevamo, le piante medicinali erano utilizzate nelle emergenze: morsi di serpenti, punture di insetti velenosi, ferite, avvelenamenti ed i detentori dei segreti e delle virtù delle piante medicinali erano maghi, streghe e sciamani. In un momento successivo le piante medicinali hanno consentito di curare malattie fisiche e mentali. Il sempre più diffuso benessere ha poi collocato le piante medicinali nell’area della prevenzione dell’automedicazione e del supporto delle terapie mediche. Il futuro ci riserva grandi sorprese e le piante, grazie alle biotecnologie, saranno protagoniste nel nostro benessere.

Le piante rappresentano, comunque, il primo esempio di farmacoterapia. Erano presenti nei veleni, negli antidoti e nelle pozioni magiche. I primi grandi farmaci erano degli antidoti (Mitridato, Teriaca) che erano composti da decine di piante. La loro preparazione era estremamente complessa e per questo divenne importante poter fissare sulla carta o anche nei versi di una poesia, formule, riflessioni e prescrizioni. Grande ed importante fu l’opera degli amanuensi che consentirono di fotografare ed esportare il sapere medico. Ma l’opera della medicina monastica ebbe anche tanti altri meriti legati alle scuole ed alla funzione sociale svolta.

La sempre maggiore complessità delle preparazioni richiese una distinzione tra la figura del prescrittore e del realizzatore. L’ordinanza medicinale di Federico II (1233) stabilì la nascita di una nuova figura professionale: lo spetiale o aromatario.

La sua foramazione avveniva presso le corporazioni o presso le università con regole diverse da stato a stato e che divennero uguali solo con l’unità d’Italia.

Torniamo al nostro tema: dalla pianta il farmaco. Dobbiamo chiarire subito che non è semplice preparare una medicina e che è ancora più complesso prepararla partendo da “miscele di principi attivi vivi e mutevoli”. Infatti dobbiamo stabilire quale parte della pianta (droga) ci serve e quando dobbiamo raccoglierla (tempo balsamico) in relazione alle sue specifiche caratteristiche che sono poi diverse a seconda che si tratti di foglie, corteccia o radici.

“Le piante medicinali non sono tutte medicinali”. Che strana affermazione. Solo in alcune parti c’è una quantità di principi attivi e queste parti sono definite droghe. La droga di una pianta va raccolta in un ben preciso periodo detto “tempo balsamico”, generalmente d’inverno le radici, in primavera le foglie e nella tarda primavera i frutti.

La droga contiene una miscela di principi attivi, il fitocomplesso. La pianta è un vero e proprio laboratorio e la sua produzione cambia a seconda delle stagioni, a seconda che la pianta debba difendersi dalle muffe o attrarre gli insetti. Compongono il fitocomplesso sostanze caratterizzate da una potente azione (alcaloidi ed oli essenziali), colorate (flavonoidi, antociani), vitamine, sali minerali ecc.

Una volta scelta la droga si studia il fitocomplesso e la tecnica di estrazione più adatta per estrarre i principi attivi che ci servono senza danneggiarli. Da questo estratto verranno poi preparati sciroppi, compresse, gocce, tisane, supposte , pomate ecc. nel farmaco troviamo poi tante altre sostanze che hanno una funzione meccanica (per consentire la lavorazione o per raggiungere un certo volume) e tecnica (stabilità).

Per assicurare una qualità costante sono state definite le norme di buona fabbricazione che sono, in sostanza delle regole necessarie per assicurare la qualità delle preparazioni e quindi la loro efficacia e la riproducibilità degli effetti. Le norme di buona preparazione rappresentano inoltre un importante strumento di garanzia perché consentono anche, in qualsiasi momento di risalire, tramite il foglio di lavorazione, ad ogni singolo componente ed ogni lotto prodotto.

Le piante medicinali sono in commercio come farmaci, preparazioni galeniche e magistrali, integratori alimentari, preparati erboristici ed alimenti.

Le piante medicinali sono un patrimonio dell’umanità, infatti se uno scienziato sintetizza una molecola nuova questa può diventare sua (copy rigt ®), ma se uno scienziato scopre che una pianta medicinale può curare i tumori la pianta medicinale non potrà diventare sua perché è “patrimonio dell’umanità”.

Quante volte abbiamo sentito dire che naturale è sinonimo di innocuo? Tante, sicuramente, ma le cose non stanno affatto così. Ci sono infatti tante piante che sono veramente pericolose ed altre che possono interferire con importanti medicine di uso comune. Di ciò bisogna tener conto quando usiamo autonomamente prodotti vegetali.

Ma allora quando usare le piante medicinali e quali scegliere? Le piante medicinali in commercio, sono generalmente ben tollerate, e sono adatte ad essere utilizzate nelle piccole patologie, all’esordio. È poi assolutamente importante utilizzare prodotti di buona qualità e standardizzati. Naturalmente è il caso di chiedere consiglio al medico od al farmacista senza cedere troppo alle lusinghe di certa stampa che vuol far apparire tutto “buono ed innocuo”.

Farmacia da viaggio :

mortai

 

Alambicco

 

Percolatore

 

Autoclave
 

Percolatore

 

Pilloliera

 

Stampi per supposte ed ovuli

 

Vetreria:

 

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1 gennaio 1970

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FARMA7 n.4 – 29 gen 2010

“La farmacia incontra il suo pubblico”

FARMA7 è l’organo di stampa della FEDERFARMA e viene inviato ogni settimana a tutte le farmacie italiane.

PuntoEffe n.14
Presentazione al Congresso nazionale della SIFIT del progetto “Dalla pianta il farmaco”.

Dalla pianta il farmaco

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1 gennaio 1970

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 Mercoledì 22 aprile – I ragazzi della scuola media di Castrocielo e due insegnanti a lezione di fitoterapia

 

 

Giovedì 14 maggio – I ragazzi della scuola elementare Primavera di Cassino a lezione di fitoterapia