INCONTRI A TEMA IV EDIZIONE Giovedì 11 novembre 2010 – ore 16.30 

Dr. Massimo Di Veroli – medico nutrizionista

ABSTRACT DELLA CONFERENZA:

Negli ultimi decenni studi epidemiologici, condotti su ampie popolazioni, hanno messo in evidenza l’importanza del ruolo degli stili di vita sull’influenza di patologie insorgenti nell’età adulta. Indagini, studi e ricerche hanno evidenziato come, durante l’età infantile, si assumono degli stili di vita che caratterizzano i singoli comportamenti nel corso dell’intera esistenza e che tali stili di vita, con particolare riguardo all’alimentazione, possono essere modificati con difficoltà. Solo un adeguato intervento preventivo ed educativo, rivolto ai genitori del ragazzo, adottato durante l’età infantile ed adolescenziale, permette di prevenire precocemente possibili fattori di rischio di malattie o di identificare prodromi di patologie che si manifesteranno in età adulta; obesità, scoliosi, ipertensione, diabete. Le indagini condotte, ci riferiscono di una tendenza al sovrappeso del 30,5% nei maschi e del 25% nelle femmine con una accentata prevalenza nelle aree geografiche del sud Italia (34%) rispetto al centro e nord (19%). I ragazzi, di età compresa tra gli 8 e 9 anni e le femmine di età 8 anni sono i soggetti maggiormente a rischio, considerato il fatto che, da questo momento in poi, un aumento di peso comporterà delle complicanze sempre crescenti. La conferenza avrà come scopo quello di affrontare il problema attraverso l’illustrazione delle seguenti tematiche:

DA DOVE VENIAMO – La nostra storia evoluzionistica alimentare.

Per capire come e perché accumuliamo peso nel corso della nostra vita, ci è utile capire la nostra storia in termini evoluzionistici. Lo studio delle abitudini di vita e alimentari ci aiutano a capire come, nel tempo sono insorte alcune caratteristiche fisiche, tali da consentire, al nostro corpo, di adattarsi a condizioni a volte proibitive che hanno condotto l’uomo nel corso della sua evoluzione da Australopithecus boisei (da 2,3 a 1,4 milioni di anni) a Homo sapiens sapiens (da 100.000 anni ai giorni nostri). Naturalmente, nel corso di questa lunga storia l’uomo ha variato di continuo il suo stile di vita alimentare, in funzione dell’ambiente dove viveva e dei mezzi a sua disposizione. Non a caso, due dei più imponenti fenomeni insorti negli ultimi anni nell’ambito di popolazioni altamente industrializzate; l’intolleranza al lattosio e la celiachia (allergia al glutine), rispecchiano una primordiale tendenza, da parte della specie umana a cibarsi, prevalentemente di bacche, radici di piante, frutti e, a volte di piccoli animali. All’epoca, in effetti non era nota né la pastorizia né, tantomeno l’agricoltura. Peraltro, in termini evoluzionistici, il cervello rettiliano ovvero la porzione più primitiva, ci consentiva di sopravvivere attraverso una alimentazione prevalentemente istintiva e legata alle effettive esigenze nutrizionali che in quel momento persistevano e non, come poi tutto è andato a modificarsi in una alimentazione prevalentemente assoggettata, quasi esclusivamente a spot pubblicitari, costumi e tradizioni culinarie e prodotti altamente raffinati ed ipercalorici proposti dall’industria alimentare.

OBESITA’ GENETICHE – Il ruolo del gene ob/ob e dell’ormone leptina.

La teoria ipostatica suggerisce che segnali provenienti dal tessuto adiposo (adipociti) possono influenzare i circuiti ipotalamici e, pertanto il controllo della fame/sazietà. Attraverso adeguati feedback, un aumento dei segnali ipostatici tendono ad una graduale aumento del catabolismo sino a giungere ad un aumento del contenuto adiposo ed un blocco della sensazione di fame. Di contro, una progressiva diminuzione di tali segnali porta ad un aumento di processi anabolici ed una maggiore sensazione di fame con conseguente ipertrofia degli adipociti presenti nel nostro corpo. Una disregolazione dei circuiti ipotalamici, può portare ad una tendenza all’obesità o ad una perdita progressiva di peso corporeo. Il gene ob/ob , (cromosoma 7) espresso prevalentemente all’interno delle cellule adipose, produce un polipeptide, la leptina in grado di stimolare circuiti ipotalamici specifici. I circuiti oggetto di stimolazione sono quelli che presentano il recettore di membrana specifico associato all’espressione del gene db/db. E’ stato dimostrato che; una carenza di produzione nella leptina o la mancanza del recettore specifico, portano, inevitabilmente alla comparsa di obesità per mancanza nel controllo di assunzione del cibo. Nei bambini obesi, per insufficienza di produzione di leptina, adeguati interventi di somministrazione, mitigano o risolvono il problema nelle obesità gravi.

AUTOREGOLAMENTAZIONE – Lasciamo che i bambini seguano il loro istinto di fame.

In linea generale si può affermare che i bambini, in modo assoluto e gli adolescenti, in misura ridotta rispetto ai precedenti, l’istinto di autoregolazione dell’appetito, dettato da uno spiccato funzionamento del c.d. “cervellorettiliano”, quella componente celebrale più profonda e primordiale, presente in tutti noi. Tale istinto, peraltro, si ripropone non solo per la quantità, ma anche per la qualità di cibo dove il bambino si orienta pur manifestando una totale capacità cognitiva della composizione dell’alimento. Verosimilmente, come gli animali, per i quali il cervello-rettiliano svolge primarie funzioni di autoregolamentazione, cercano istintivamente il tipo e la quantità di cibo di cui necessitano, per cui, il tentativo, ogni nostro tentativo di forzature si ripropone come un vero e proprio abuso o violenza verso il bambino, tanto da pregiudicare, nel tempo la sua innata capacità di autoregolamentazione. Non esistono delle regole ben precise, comunque, si rende necessario porre in atto dei comportamenti volti a preservare tale benefica capacità da parte del soggetto. Un rifiuto di cibo, per esempio, da parte del bambino o dell’adolescente non dovrà costituire un segnale di allarme. Un digiuno che si protrae per un periodo di tempo massimo di un giorno, costituisce un valido sistema per porre in riposo l’apparato digerente eventualmente compromesso da intossicazioni alimentari. Lo stato di idratazione, viceversa, costituisce un costante indice di salute, tenuto conto che, per percentuale di peso, data l’età circa l’80% è costituito da liquidi. Al soggetto dovranno essere proposti una serie di cibi, che non riteniamo utili per la sua crescita, scelti il più possibile tra quelli naturali e meno raffinati possibile, con lo scopo di percepire le sue preferenze che, peraltro, possono modificarsi nel tempo ed in funzione del suo stato psico-fisico. Evitare, nel modo più assoluto di sottostimare l’eccesso di peso di nostro figlio, tanto da presupporre che, un maggiore peso costituisce un buon indice di salute del bambino, ciò induce ad una tardiva stima dello stato di obesità del soggetto. Evitare, nel modo più assoluto di utilizzare il cibo come premio, specialmente somministrando alimenti dolci o, viceversa come punizione proponendo cibi di uso comune (carne, pesce e verdure).

DIAGNOSI DI OBESITA’ – Metodiche e risultati.

L’obesità può essere definita, in linea di principio, come una predisposizione all’accumulo di grasso in eccesso all’interno degli adipociti, tanto da renderli ipertrofici. Attualmente si è tenuti a prendere in considerazione l’aspetto secondo cui, un aumento di peso non è univocamente attribuibile ad una aumento di massa grassa. In particolare, un aumento di peso, generalmente è associato ad un accumulo di grasso nella regione addominale. In età infantile non è semplice definire il grado di adiposità come nel soggetto adulto, la definizione di obesità, in età evolutiva è, in effetti, complicata e controversa. Attualmente, il nutrizionista dovrà valutare lo stato di obesità del soggetto, attraverso delle tecniche non invasive che possano monitorare l’adolescente fino al raggiungimento dell’età dello sviluppo e, qualora sia necessario, anche in tempi successivi, fino a correggere alcune cattive abitudini alimentari e di stile di vita. Tra i metodi più utilizzati, lo specialità ricorrerà al rilevamento dei dati antropometrici, all’esame dei dati di psicometria e circonferenza vita, aiutandosi, laddove lo si richieda specificatamente, anche attraverso il monitoraggio dei dati bio-impedenziometrici. I risultati ottenuti saranno costantemente valutati e comparati al fine di ricorrere ad adeguati interventi nutrizionali e di stili di vita quotidiana. Particolari indicazioni, dovranno essere impartite all’intero nucleo familiare allo scopo di trarre i maggiori benefici.

ALIMENTAZIONE – L’obesità si può evitare.

L’eziologia dell’obesità presenta molteplici componenti, non solo di natura genetica, ma, per lo più di tipo sociale, culturale e psicologico. Nell’ambito dei paesi più industrializzati, tra i quali anche il nostro, a decorrere dal dopo guerra fino ai giorni odierni, l’incremento della prevalenza dell’obesità, sia essa in età adulta che durante l’infanzia e l’adolescenza, si è verificato in concomitanza di progressive modificazioni alle abitudini alimentari e dello stile di vita quotidiano. In particolare l’eziologia nutrizionale dell’obesità va ricercata, senza ombra di dubbio, nell’incremento calorico rispetto al fabbisogno del soggetto e, parallelamente nello squilibrio dei nutrienti assunti attraverso l’alimentazione. L’aspetto energetico rappresenta, nella dieta, uno dei punti cardine dell’obesità nell’ambito dei nutrienti assunti nell’arco delle 24/h. Sia nei bambini che negli adulti, il lento e progressivo sbilanciamento energetico verso un surplus, mantenuto cronicamente per lunghi periodi di tempo, contribuisce all’incremento del fattore obesità. Nell’ambito di questo aspetto, il progressivo decremento delle attività fisiche e di movimento, anche attraverso una serie di strumenti tecnologici che ci rendono una vita sempre più semplice ma parimenti priva di “stimoli”, volti a mantenere un adeguato livello di massa grassa corporea. Per altro, le diete attuali, povere di fibre e ricche di grassi e prodotti altamente industriali raffinati, ha comportato e comporta sempre più un aumento del fenomeno. Nell’ambito di questi presupposti, lo specialista dovrà tenere in considerazione diversi fattori legati all’alimentazione del soggetto; l’apporto di grassi, fibre, carboidrati, la frequenza dei pasti e dei fuori-pasto. Solo attraverso un adeguato studio delle abitudini alimentari e l’introduzione di strumenti di correzione, il fenomeno dell’obesità potrà essere circoscritto con lo scopo di evitare che le prossime generazioni ereditino abitudini alimentari e stili di vita decisamente deleterie per il nostro corpo.

LO SPORT – Una sana abitudine di vita nella prevenzione dell’obesità.

L’apparato muscolare scheletrico, sia del bambino che dell’adolescente è un tessuto in completa evoluzione e trasformazione tanto da non poterlo considerare alla stregua dell’adulto. Il nostro organismo, nel corso dell’evoluzione delle specie viventi, fonda la propria sopravivenza, prevalentemente su processi aerobici dettati dal progressivo aumento della frazione di ossigeno presente nella miscela di aria che respiriamo. Per tali ragioni, proprio nel bambino e nell’adolescente si dovranno prediligere attività sportive aerobiche. Anche in questo caso, lo specialista, affiancato da una analoga figura correlata con l’educazione alle attività sportive, dovrà indirizzare il soggetto verso gli sport di resistenza (podismo, nuoto di fondo, ciclismo), attività che si protraggono per tempi superiori ai 60’ (sport di squadra, utili ad incrementare le capacità cognitive e gli aspetti relazionali e collaborativi). In sintesi, l’attività motoria diviene fattore di grande importanza per incrementare l’energia spesa dal bambino/adolescente, abituandolo a mantenere un adeguato livello di performance fisica, aumentando la sua componente muscolare e, pertanto, il suo metabolismo basale. Nel contempo ci si adopererà per limitare al massimo la sedentarietà e pigrizia nei movimenti i quali, associati ai cibi iper-calorici, si tramuteranno, inevitabilmente, in un aumento dell’obesità del soggetto con gravi rischi verso l’età adulta.

SINDROME METABOLICA – Una strada a senso unico.

Una volta per tutte abbiamo l’obbligo morale di scongiurare il sinonimo benessere fisico-prosperità con obesità nel bambino e nell’adolescente, prevalentemente supportato dalle mamme. Tra le più frequenti complicanze che si riscontano nei bambini/adolescenti obesi, troviamo patologie di origine metabolica, cardiovascolare, gatroenteologiche, respiratorie, ortopediche e, non ultime quelle di natura psicologiche. Ricordiamoci che, nell’ambito della comunità dei bambini/adolescenti, il soggetto obeso viene visto dai propri coetanei come un individuo handicappato. Tra i vari aspetti di complicanze e/o insorgenze e/o rischi di patologie, ricordiamo le; complicanze metaboliche, cardiovascolari, del metabolismo glucidico, di asma, nella deambulazione in generale. L’allarmante fenomeno della comparsa della sindrome metabolica, rappresentata dalla comparsa di diverse manifestazioni contemporanee, tra le quali; insulinoresistenza, diabete di tipo 2, dislipidemie, ipertensione arteriosa e rischi vascolari, correlati da una vita prevalentemente sedentaria, impone urgenti provvedimenti di prevenzione già nell’età infantile e dello sviluppo. Un aumento del grasso viscerale (ipertroficità degli adipociti) , determina un consistente aumento della concentrazione di grassi liberi, trigliceridi nel circolo portale con la comparsa delle patologie evidenziate. Nel soggetto obeso,compreso il bambino, l’ipertroficità degli adipociti si accompagna ad alterazioni del metabolismo del glucosio e dei lipidi con l’insorgenza di una spiccata resistenza insulinica. Gli effetti catastrofici dell’obesità sul metabolismo del glucosio risultano evidenti già nella prima infanzia. Attualmente esistono diversi criteri circa la determinazione e definizione della Sindrome Metabolica, per lo più riferita a soggetti adulti.

DIAMO QUALCHE NUMERO. – I nostri cromosomi a confronto.

Che la genetica influenza la nostra vita non è una novità, ma forse non tutti sono a conoscenza che alcuni nostri cromosomi sono direttamente interessati a problemi quotidiani; CROMOSOMA 2; è il cromosoma che ci tiene molto vicini al nostro parente più stretto, lo scimpanzé. La fusione di due piccole coppie di cromosoma ha dato origine al cromosoma 2 del nostro genoma. Il COMOSOMA 1 è l’attuale responsabile di uno dei più preminenti problemi attuali, l’intolleranza al lattosio. Il gene lattasi che ci consente la digestione dei prodotti caseari. Nel corso dell’evoluzione, una mutazione, indotta dal cambiamento di abitudini alimentari dell’uomo primitivo, ci ha permesso di inserire, nella nostra dieta, il latte (in passato assunto solo dal lattante) e i suoi derivati. Più del 70% della popolazione europea possiede attivo l’enzima lattas, viceversa, la popolazione asiatica, non nutrendosi di tale alimento, non possiede l’enzima che consente la digestione del latte e derivati. CROMOSOMA 7; un gene, posto sul cromosoma è il principale responsabile della sensazione di sazietà che è in tutti noi. Il gene codificante la leptina è posto su questo cromosoma. Nei paesi industrializzati, come il nostro, sempre più persone, compresi i bambini, tendono all’obesità, una ipotetica insensibilità a questo ormone è sicuramente la causa del fenomeno il quale rispecchia una graduale insensibilità allo stimolo della fame. CROMOSOMA 19, l’ormone insulina, notorio come l’ormone capace si mobilitare il glucosio all’interno delle nostre cellule. La quantità di insulina prodotta è funzione del numero di volte in cui il gene specifico, posto sul cromosoma codificante questo ormone viene trascritto. Le cellule del tessuto muscolare possiedono c.a. 1000 volte di più questo recettore rispetto ad altre cellule. CROMOSOMA 4; la degradazione dell’alcool, sostanza tossica, prontamente degradata dal nostro fegato è opera dell’enzima ADH (alcol deidrogenasi). Non tutti gli esseri umani posseggono una completa attività di questo gene posto sul cromosoma 4. Ogni individuo, pertanto, reagisce in modo differente all’assunzione di sostanze alcoliche. Gli abitanti dell’America, diversamente dagli Europei reagiscono in maniera moltopiù sensibile all’alcol.

CONCLUSIONI – Alcuni consigli per la prevenzione.

Abbiamo dedicato gran parte della nostra descrizione proponendo aspetti nutrizionali ed abitudini di stile di vita, sia alimentare che comportamentale, a salvaguardia della salite dei nostri figli. Ciò deve indurci a modificare, innanzitutto, le nostre abitudini e stile di vita affinchè sia da buon esempio verso i nostri figli. Particolare attenzione dovremmo riporla verso l’autoregolamentazione dei cibi che i nostri piccoli prediligono in funzione delle loro esigenze fisiche e psichiche. Questi pochi accorgimenti, uniti allo stimolo verso attività sportive, consentiranno, ai nostri figli, di trarre i maggiori benefici possibili, in termini di longevità e salute, senza, peraltro, privarli del piacere del cibo.

Obesità infantile, il ruolo della famiglia, 11-11-2010 Rassegna stampa (5 photos)
11 novembre 2010

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