INCONTRI A TEMA III EDIZIONE Giovedì 10 dicembre 2009 – ore 16,30

Dr. Silvio Savastano – primario oculistica ospedale ” S. Scolastica” Cassino

ABSTRACT DELLA CONFERENZA:

La Cataratta è ritenuta dall’OMS la malattia chirurgica alla quale più frequentemente un paziente può andare incontro nella sua vita dopo aver superato i 50 anni.

Essa consiste nell’opacizzazione del cristallino che è una lente a potere variabile; esso si trova all’interno dell’occhio, dietro la pupilla e serve a mettere a fuoco i raggi luminosi sulla retina permettendo una visione distinta.

Dopo i 45-50 anni è normale che tale lente inizi ad indurirsi dando il fenomeno della “presbiopia” cioè della perdita della capacità di accomodazione e del veder bene da vicino con la conseguente necessità di dover portare occhiali per lettura.

Fin qui siamo nella normalità, ma molto spesso inizia un processo di opacizzazione di questa lente che porta alla formazione della cataratta.

I motivi sono ancora in gran parte sconosciuti, ma si sa che rientrano sicuramente fattori ereditari (familiarità) ed ambientali (non protezione dalla luce del sole, cattiva alimentazione ecc).

La cataratta si può curare solo chirurgicamente e ciò è conosciuto già da oltre 2000 anni, infatti gli Egizi praticavano la chirurgia della cataratta, come pure i Greci e, più recentemente, i Cerusici, nelle fiere di paese nel Medio Evo, praticavano l’abbassamento del cristallino catarattoso con un bastoncino di legno, premendo forte sull’occhio fino a far lussare all’indietro tale cataratta.

Ovviamente questi metodi sono stati superati dalla chirurgia attuale che si è evoluta in maniera esponenziale negli ultimi anni portando incredibili miglioramenti tecnici e di confort per il paziente, ma numerose difficoltà in più per il chirurgo e numerose spese in più per il paziente (o per il Servizio Sanitario Nazionale).

Infatti, considerando la cataratta con la sua capsula come se fosse un piccolo “Chicco d’uva con il suo guscio” all’interno dell’occhio, la tecnica chirurgica ha visto varie fasi:

1. La più antica dell’epoca moderna, praticata dalla fine dell’800 fino agli anni ’20, consisteva nell’incidere contemporaneamente cornea e guscio del cristallino catarattoso, asportare il nucleo opaco della cataratta e lasciare l’occhio aperto senza sutura, affidandosi alla cicatrizzazione spontanea (Estrazione Extracapsulare con vecchia metodica). Il paziente doveva restare immobile a letto, con i due occhi bendati e con una maschera di rete di ferro per 40 giorni e le percentuali di infezioni e complicanze erano altissime.

2. La tecnica praticata dagli anni ’20 agli anni ’70 era quella proposta dalla scuola Spagnola di Barraquer, dell’asportazione intracapsulare, che consisteva nell’asportare tale cataratta con tutto il suo guscio e di suturare l’incisione con seta vergine. Tale intervento veniva praticato quasi sempre in anestesia generale, richiedeva un ricovero di 7-10 giorni ed il paziente doveva stare a letto immobile per almeno 7-10 giorni e la complicanze scesero al 10% circa.

3. Fino a questo momento il cristallino catarattoso asportato non veniva sostituito in alcun modo per cui il paziente era costretto ad indossare degli occhiali molto spessi con delle lenti del tipo “lente d’ingrandimento” a distanza di 4 – 6 mesi dopo l’intervento, senza le quali non vedeva praticamente nulla.

4. A questo punto iniziava la grande rivoluzione dei “magici” anni ’70 in cui la scuola americana con Schiring e Gill proponeva il ritorno alla tecnica “Extracapsulare”, ma con la nuova metodica e con l’uso indispensabile del microscopio operatorio. In tal modo si doveva lasciare all’interno dell’occhio il guscio posteriore del cristallino catarattoso ed impiantare su di esso il cristallino artificiale. La lunghezza dell’incisione passava dai 12 mm della ”Intracapsulare” ai 9-10 mm di questa nuova “Extracapsulare” e la sutura passava al Nylon 10/0, con maggiore confort del paziente, tempi di ricovero di 5-7 giorni e riabilitazione visiva abbastanza rapida con necessità di portare occhiali normali dopo 2-3 mesi dall’intervento. Già a quest’epoca non vi era più bisogno che la cataratta fosse “Matura” cioè che il paziente non vedesse più nulla con l’occhio da operare e che vedesse molto male con l’altro occhio: si poteva operare appena le condizioni visive divenivano insufficienti per la qualità di vita del paziente.

5. Negli anni ’80 sempre grazie alla scuola americana con Kaufmann, veniva introdotta la “Facoemulsificazione” che consisteva nel frammentare la cataratta con gli ultrasuoni e nell’aspirarla con una sonda appositamente studiata. In tal modo l’incisione necessaria per asportare la cataratta ed impiantare in cristallino artificiale scendeva a 6 mm con tempi di degenza e di recupero visivo ancora più brevi.

6. Ed infine arriviamo agli anni nostri, al 2000, epoca in cui il futuro è già qui ed in cui l’intervento di cataratta è divenuto “Ambulatoriale” , la tecnica praticata è sempre quella della Facoemulsificazione, ma con strumenti più piccoli (la cosiddetta “Faco Fredda”), con cristallini artificiali pieghevoli per cui l’incisione praticata è di 2 -4 mm e molto spesso non necessita di punti di sutura. Le percentuali di successo sono altissime, oltre il 99% ed il recupero visivo spesso molto rapido, nel giro di pochi giorni.

Cosa ci riserva il futuro?

Attualmente la tendenza è di andare verso tecniche chirurgiche sempre meno invasive, ma lo stato attuale di un’incisione di 2 mm è un limite fisico difficilmente superabile. Invece lo studio si indirizza verso cristallini artificiali sempre più perfezionati ed in pazienti selezionati, si possono impiantare Cristallini Artificiali “Multifocali e/o Accomodativi”, in grado di ridurre o eliminare la dipendenza dagli occhiali nel post operatorio, anche di quelli da vicino. Per questo motivo alcuni chirurghi già praticano l’asportazione del cristallino trasparente per impiantare questi cristallini artificiali multifocali e risolvere la presbiopia (tale intervento viene definito PRELEX , ovvero PREsbiopic Lens EXcange), ma non tutti gli Oculisti sono d’accordo su questo tema, anzi, molti ritengono tale intervento consigliabile solo se vi sia un inizio di cataratta.

Si parla anche di possibili Cristallini Artificiali iniettabili oppure modellabili nel post operatorio con raggi UV, ovvero con Microchip in grado di calcolare la distanza e mettere a fuoco l’immagine come una moderna telecamera, ma sono miglioramenti, non vere e proprie rivoluzioni.

La vera rivoluzione potrebbe essere la genetica con la terapia dell’indurimento del cristallino, combattendo quindi la presbiopia prima e la formazione della cataratta poi, ma qui siamo nel campo della fantascienza in quanto sarebbe la sfida più grande dell’umanità: quella di combattere la senescenza che, purtroppo o per fortuna, fa parte del ciclo biologico di ogni essere vivente.

L'intervento di cataratta: ieri, oggi e domani, 10-12-2009 Rassegna stampa (2 photos)
10 dicembre 2009

Note: To see the pictures in the original Picasa album, click here