INCONTRI A TEMA II EDIZIONE Martedì 24 marzo 2009 – ore 16,30

Dr. Alessandro Ricci – specialista angiologia

ABSTRACT DELLA CONFERENZA:

Dopo l’introduzione di concetti essenziali quali la differenza tra arterie ( vasi di conduzione centrifuga del sangue) e vene ( vasi ad azione centripeta), del significato del termine varice, proveniente dal latino varix, che vuol dire storto, tortuoso, si è passati agli elementi fondamentali della fisiopatologia venosa, cioè di come alla base di quasi tutte le malattie venose vi è costantemente la sconosciuta “ipertensione venosa”, facilmente rilevabile con un normale apparecchio per la misurazione della pressione e con un doppler anche portatile, secondo la metodica del prof. Bartolo.

Il soggetto sano, nel cammino, ha la pressione venosa alla caviglia pari a 30 mmHg, il paziente flebopatico può arrivare a superare i 90 mmHg. Da tale condizione si sviluppa il quadro dell’insufficienza venosa cronica, un disturbo caratterizzato dal ristagno di sangue nelle gambe. Il risultato sono caviglie gonfie, prurito, una fastidiosa sensazione di pesantezza e di dolore diffuso. Si può arrivare nei quadri conclamati, a severe dermo-ipodermiti con eczema, pigmentazione cutanea, alterazioni trofiche permanenti della pelle che possono condurre, come conseguenza estrema, all’ulcera venosa. La sintomatologia terminale non trova evidenti differenze dalla diversa natura della patologia, cioè le classiche vene varicose che riconoscono una familiarità e sono aggravate da condizioni quali l’età, peso, sesso, gravidanze, postura, attività fisica e professionale, o la sindrome post-flebitica che rappresenta l’evoluzione delle trombosi venose.

Tali disturbi, specie in estate, possono arrivare ad interessare fino al 60% della popolazione femminile e il 30% degli uomini, quindi è importante arrivare alla stagione estiva, con gambe sane o nelle migliori condizioni possibili. Ma come?

In primo luogo cercando di rimuovere tutte le cause che possono determinare il ristagno venoso nelle nostre gambe: vita sedentaria, ortostatismo prolungato, soprappeso, calzature non idonee, vestiti troppo stretti o bustini, panciere che possono “strozzare” le vene superficiali, esposizione prolungata a fonti di calore, (il mare non fa male, se si evita di stare nell’ore più calde esposti al sole, o se non si attua la dannosa abitudine di coprire gli arti inferiori con un telo bagnato, tanto da determinare un effetto serra).

Ricorrere a calze elastiche, con compressione massima di 12 mmHg, può essere utile, compressioni maggiori andranno valutate esclusivamente da uno specialista. Se nonostante tali accortezze non si riuscirà ad ottenere il benessere delle proprie gambe, bisogna rivolgersi, dopo consiglio del medico curante, ad uno specialista angiologo, che effettuerà una diagnosi clinica e strumentale delle condizioni circolatorie provvedendo ad una necessaria strategia multidimensionale basata su norme di vita e posturali, eventuali scelte chirurgiche o scleroterapeutiche nonché-contentive.

Infine la terapia farmacologica, che rappresenta un supporto essenziale, può essere sempre più personalizzata, valutando la classe dell’insufficienza venosa, la sintomatologia presente, ed utilizzando, se opportuna e non con autoprescrizione, anche la fitoterapia.

Il caldo e le vene, un rapporto difficile, 24-03-2009 Rassegna stampa (1 photos)
24 marzo 2009

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